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“Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh

Ultimamente non vado spesso al cinema e quando ci vado i film non li scelgo io, ecco il motivo per cui scrivo poco. Spesso, infatti, quello che vedo è così insignificante e dimenticabile da non valere nemmeno la pena di riportarti quello che penso a riguardo.

Fatta questa premessa te ne faccio un’altra: non ho visto il precedente film, tratto dal romanzo omonimo del 1934, e non ho mai letto un libro di Agatha Christie (rimedierò). Di conseguenza ho visto Assassinio sull’Orient Express senza alcun pregiudizio e anche senza aver alcuna idea di come sarebbe andata a finire la storia.

La trama è semplice e nota: durante un viaggio sul famoso treno un mercante d’arte di dubbia fama (un Johnny Depp sempre più bolso) muore accoltellato. Sono sospettati tutti i passeggeri. Poirot (Kenneth Branagh), sul treno per caso, indaga.

Ora, al di là del cast stellare, tra cui Kenneth Branagh e Johnny Depp, appunto, e poi Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Michelle Pfeiffer, si tratta di un giallo abbastanza classico. Il tipico di giallo che mi fa pensare a Cluedo, il gioco. C’è l’arma del delitto, l’uomo morto, i sospetti, gli indizi, ecc. E, come forse saprai già i, gialli non mi entusiasmano troppo (escluso il grande Sherlock Holmes di Doyle).

È un bel film, godibile e che intrattiene, non ci si annoia sicuramente. Ma tra un mese l’avrò dimenticato, questa è la realtà dei fatti. Vale la pena andare al cinema a spendere dieci euro per vederlo? Secondo me no. Però si tratta di un’opinione al 100% soggettiva, credo che un amante del genere la penserebbe diversamente.
A me piacciono quei film che c’è gusto a rivederli diverse volte per apprezzarli sempre di più, indipendentemente dalla trama. Questo, invece, una volta conosciuta la soluzione del caso, non ha più alcun motivo di essere visto.

“Black Mass – L’ultimo gangster” di Scott Cooper

La domanda adesso è questa: quanti giorni passerò a documentarmi sulla mafia americana? Se Everest mi ha fatto praticamente diventare uno sherpa virtuale, cosa farà sulla mia psiche Black Mass? Quando guardo film ispirati a storie vere poi finisco per passare giorni e giorni ad informarmi sui fatti reali, è ormai una malattia. Che poi Wikipedia in questi casi diventa un labirinto di clicca e riclicca ramificato ad albero, dove ogni nome ti conduce ad altre storie, e so benissimo che alla fine saprò anche chi pagava il pizzo a chi per proteggere il brevetto inciso su pietra dell’invenzione della ruota.

Veniamo al film và, che è meglio.

Terza opera di Scott Cooper dopo Crazy Heart e Il fuoco della vendetta, ai quali è imparagonabile proprio perchè si tratta di una storia vera, inoltre distribuita sull’arco di diversi anni, e quindi forzatamente meno intimista. Mi è piaciuto, ma non ho ancora capito quanto. Non è una gangster story classica, come Quei bravi ragazzi o American Gangster, con una estrema esaltazione del villain di turno (che te lo fa sembrare fico e uscito dalla sala vorresti delinquere e creare un tuo impero), ma non è nemmeno un film con una particolare aderenza al reale. Insomma è difficilmente collocabile e, in questo genere, non è forse un pregio. Non ti alzi dalla poltrona né gasato né particolarmente informato sui fatti reali.

L’orginale James “Whitey” Bulger è stato, nel 2007, il secondo criminale più ricercato dall’FBI dopo Osama Bin Laden. Se dovessimo considerare quindi che Bin Laden è solo una figura da mostrare al pubblico e che non è il vero mandante dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle, Bulger diventa automaticamente il primo criminale reale più pericoloso al mondo in questa classifica. Purtroppo io questo fatto dal film non l’avevo capito, allora era davvero il caso di esaltarlo un po’ di più, pare che le cose nella vita le abbia fatte con un certo impegno!

james whitey bulger

Qui sopra la foto del vero “Whitey”, nella versione più simile che ho trovato a quella interpretata da Johnny Depp. Adesso andrò controtendenza dicendoti che a me Depp non mi esalta, non è che non mi piaccia, ma non mi fa né caldo né freddo. Lo trovo poco espressivo se non in ruoli che richiedano una esaltazione estrema dei personaggi (vedasi Jack Sparrow), i quali penso tuttavia siano anche una prova abbastanza semplice per un attore, rispetto alla interpretazione delle sfumature più sottili.

La scarsa raffinatezza di Depp unita ad un tipo di cinema, quello di Cooper, che generalmente basa la sua forza proprio sulle sottigliezze della vita quotidiana (qui assenti), non mi porta quindi ad apprezzare Black Mass come invece è avvenuto per i due SUPERLATIVI precedenti lavori del regista.

Bello, nulla di più.