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“Donne” di Charles Bukowski

Donne era uno degli ultimi due romanzi che mi mancavano di Charles Bukowski (insieme a Hollywood, Hollywood!). L’altro giorno ero al mercatino dell’usato e me lo sono trovato davanti, alla modica cifra di 3 euro (difficilmente lo si riesce a recuperare a meno di 25 euro). Io del “vecchio sporcaccione” ho letto parecchio (purtroppo prima di aprire questo blog), e ti confermo che continuo a preferire i romanzi ai racconti, come ti avevo già detto quando ti ho parlato di Compagno di sbronze.
[Per dovere di cronaca: le poesie invece non le ho mai lette.]

In Donne lo scrittore sfoggia tutto il suo repertorio, con particolare attenzione al sesso (come se fosse necessario…). Il protagonista è Henry Chinaski, usuale alter ego di Bukowski, che tra una sbronza e l’altra scopa, scopa, scopa. Questo non è sicuramente uno dei romanzi più articolati di Charles, tanto che sarebbe quasi possibile iniziare a leggerlo da una pagina a caso senza sapere cosa sia successo prima. Chinaski descrive la sua vita, trascorsa a correre il lungo e in largo per gli Stati Uniti a fare letture pubbliche organizzate dal suo editore. Viene letteralmente sommerso da donne facili che gli telefonano, scrivono lettere o si presentano alla porta di casa, pronte a concedersi e umiliarsi per poter testare il viril membro dell’artista/poeta. Quanta sia la verità non è dato sapersi, resta inteso che si parla quasi sempre di relitti umani: drogate, alcolizzate, pazze psicotiche, ecc.

Poi lui ogni tanto tira fuori delle perle, eh. Quelle cose che quando le leggi dici: «Cazzo, è proprio così!». E le descrive con una semplicità disarmante. Mi viene in mente un passaggio in cui si lamenta dell’alto volume dello stereo dei vicini, e scrive una cosa tipo (non cito letteralmente): «Chi ascolta lo stereo tiene il volume alto e le finestre aperte, convinto che se quella musica piaccia a lui debba per forza essere interessante anche per tutti gli altri».

Forse non è il romanzo migliore dal quale iniziare, se non hai mai letto Bukowski. Ti consiglierei sicuramente Panino al prosciutto o Pulp, poiché riescono a integrare lo stile indiscusso dello scrittore con una trama più articolata, coinvolgendoti maggiormente. Devo però dire in difesa di questo libro che, nonostante le 300 pagine e la scarsità di argomenti, scorre via comunque veloce. Il linguaggio, spesso volgare ma sempre semplice, ti consente di rilassarti, di conservare un po’ di curiosità su come Chinaski affronterà il prossimo pompino.
Oltre che ubriaco, si intende.

“Pulp” di Charles Bukowski

Ecco che Bukowski, dopo una dozzina di libri letti con impressioni alterne, mi stupisce piacevolmente, di nuovo. Sono proprio contento di questa cosa. Dopo il noioso Compagno di sbronze, appena letto, non mi aspettavo sarebbe successo.

Pulp è letteralmente incredibile. Nel senso che ogni singola riga non è credibile. È anche inclassificabile a livello di genere, tuttora non saprei dirti se è un noir, un poliziesco hard boiled, un libro fantasy o una spacconata alla Bukoswski. Ma forse è tutto questo insieme.

La trama è semplice, segue le vicende di Nick Belane “il detective più dritto di Los Angeles” e delle sue strampalate indagini tra bar, locali e ippodromi. I personaggi su cui indaga (quelli a cui deve “inchiodare il culo”) e i suoi clienti sono del tutto assurdi. C’è la sexy Signora Morte (sì, la Morte), un’aliena (sempre sexy, eh) di nome Jeannie, un misterioso Passero Rosso, un marito tradito, lo scrittore Céline morto nel 1961 ma che è ancora in giro… insomma, ci siamo capiti.

Il nonsense è il vero motore che tiene insieme il romanzo, unito alla parodia della detective story classica. Wiki mi suggerisce che, per la precisione, la parodia sia rivolta a Rick Blane, interpretato da Humphrey Bogart in Casablanca, e ad altri personaggi noir interpretati sempre da Bogart.

Che dire, appena iniziato non mi era piaciuto molto, poi sono entrato nel mondo di Belane e tutto è cambiato. È sicuramente uno dei libri più divertenti che abbia letto negli ultimi tempi, con prese per il culo allo stereotipo del detective che sono davvero geniali. Pur riportando tratti caratteristici di Bukowski (appunto: i bar, le sbronze, l’ippodromo, il sesso) è un romanzo unico rispetto a tutto ciò che ha scritto. Sicuramente da leggere.

“Compagno di sbronze” di Charles Bukowski

Compagno di sbronze è, così si può dire, la seconda parte di Storie di ordinaria follia. E’ quindi una semplice raccolta di racconti, 20 per l’esattezza, pubblicati da Bukowski su varie riviste prima del 1972, anno di uscita del libro.
I temi affrontati sono i soliti classici della sua scrittura: alcolici e relative sbronze, risse, storie di esperienza vissuta come scrittore e sesso (più figa che sesso, per essere precisi). Il protagonista per l’80% è lo stesso Bukowski/Chinaski (il suo alter ego), solo alcuni racconti trattano di vicende diverse o altri personaggi.

Credo di essere uno dei pochi che preferisce i romanzi di Bukowski ai suoi racconti. Questa lettura me ne ha dato l’ennesima conferma. Insomma, per me resta sempre meglio Panino al prosciutto o Factotum, i racconti di Bukowski mi sembrano sempre scritti con l’esclusiva esigenza di tirare su del grano. Cosa che, perlatro, visto il soggetto, ci starebbe anche.

È ovviamente un libro da leggere, ma se non hai mai letto nulla di Bukowski io ti consiglio di iniziare da altro. Spesso i racconti sono semplicemente sprazzi di dialoghi tra ubriachi che cercano di trovare i soldi per altro vino o anelano a una scopata con qualsiasi cosa che respiri. Partendo da un romanzo e conoscendo le capacità di questo autore si riesce meglio ad apprezzare anche questi che, come ripeto, non sono per me il suo apice.

A breve ti parlerò di Pulp, uno dei pochi romanzi di Charles che ancora mi manca da leggere, ma che ho già recuperato.