“Z – La città perduta” di David Grann

C’è stato un tempo in cui l’avventura era Avventura e l’esplorazione era Esplorazione. Un tempo senza satelliti, GPS, elettronica o tecnologia avanzata. Un tempo nel quale chi partiva non sapeva se si sarebbe trovato ad affrontare una montagna, un lago o una pianura. Questo è stato il tempo di Percy Harrison Fawcett, uno degli ultimi veri esploratori della nostra storia, scomparso nel 1925 in Amazzonia e mai più ritrovato (nonostante i tentativi perpetuati fino a, praticamente, i giorni nostri). L’ultimo Indiana Jones, verrebbe da dire, inviato per conto di Sua Maestà e della Royal Geographical Society a ritracciare parte dei confini del Sud America, in una terra misteriosa e terribilmente ostile. Ossessionato dall’idea di trovare la città di El Dorado, Fawcett è tornato in Amazzonia più volte, fino all’ultima, fatale, insieme al figlio ventiduenne Jack, quando sono stati inghiottiti dalla giungla e nessuno ha più saputo nulla di loro (teorie disparate a parte).

Ho scoperto  Z – La città perduta dopo aver visto il film Civiltà perduta di James Gray, ispirato proprio al libro del giornalista David Grann. Grann, peraltro, al momento è particolarmente famoso poiché l’ultimo film di Scorsese, The killers of the flower moon, è tratto da un altra sua opera d’inchiesta. Il giornalista ha ripercorso il tragitto di Fawcett in Amazzonia e, nel frattempo, ha sapientemente ricostruito la vita dell’esploratore recuperando diari e scritti sparsi per il mondo, tra i parenti di Fawcett e le biblioteche. Il libro alterna le due avventure in modo avvincente, senza mai annoiare. Uno dei figli di Fawcett, anni dopo la scomparsa del padre, ha anche pubblicato una sorta di diario dell’esploratore, intitolato Exploration Fawcett, che cercherò di trovare.

Come ti dico sempre, c’è qualcosa che mi affascina e mi calamita in queste storie di sopravvivenza e morte, non so come mai. È interessante perché ho scoperto che Corbaccio ha tutta una collana (Exploits) dedicata a questo genere e peraltro un paio di titoli di Karkauer, Nelle terre estreme e Aria sottile, li ho già letti. Voglio recuperare anche Endurance di Lansing, quindi presto ne riparleremo. In realtà li recupereri tutti, ma si parla di oltre 170 titoli.

Fawcett era una sorta di precursore destinato a fallire, probabilmente non sarebbe riuscito a trovare l’El Dorado nemmeno passandoci sopra, poiché in Amazzonia tutto è estremamente deperibile e i resti di una civiltà di secoli prima sono/sarebbero andati distrutti. Eppure, stando alle ricerche di Grann (e non solo), Fawcett non aveva sbagliato le sue teorie. Nel mezzo del verde, qualcosa di grosso pare esserci stato, prima che gli Indios venissero sterminati dal “civilizzato” uomo europeo e dalle sue malattie.

C’è qualcosa in Percy Fawcett che lo rende unico. Qualcosa che rende la sua vita degna di essere vissuta, più di quella di molti altri che calpestano, o hanno calpestato, inutilmente, questo nostro pianeta. Sarà l’ossessione, sarà il sogno, sarà l’eterna ricerca. La sua fine è avvolta nel mistero, ma la sua esistenza ha di certo avuto un significato.

 

Libri sul genere storie vere/sopravvivenza estrema che ti consiglio perché mi sono piaciuti molto (ecco perché non c’è Walden di Thoreau nell’elenco):

12 anni schiavo di Solomon Northup (1853)
La verità sul Titanic di Archibald Gracie (1913)
Papillon di Henri Charrière (1969)
Tabù di Piers Paul Read (1974)
Verso il Polo con Armaduk di Ambrogio Fogar (1983)
Nelle terre estreme di Jon Krakauer (1996)
Aria sottile di Jon Krakauer (1997)
127 ore di Aron Ralston (2004)
Z – La città perduta di David Grann (2005)
Wild di Cheryl Strayed (2012)
Fuga dal Campo 14 di Blaine Harden (2012)

“Birrologia – Comprendere la birra in 100 disegni e schemi” di Pierre / Pham / Denturck

Prosegue la mia istruzione birraria che, per forza di cose, non può limitarsi al solo uso e consumo, anche se sarebbe comunque piacevole. Dopo il corso di degustazione e dopo Birra – Manuale per aspiranti intenditori (del quale ti ho già parlato) mi sono dedicato a questo Birrologia – Comprendere la birra in 100 disegni e schemi scritto e illustrato dalle tre autrici Élisabeth Pierre, Anne-Laure Pham e Mélody Denturck (disegni).

È una guida/manuale molto interessante, che si presta ad essere aperto a una pagina a caso, senza per forza vincolarsi a una fruizione canonica. Potrei tranquillamente definirlo un bigino, nel senso che gli schemi dei quali si parla nel sottotitolo fungono proprio da riassunto per le conoscenze accumulate nel tempo. I 51 capitoli hanno titoli di falsi luoghi comuni a proposito della birra e da questi si parte per spiegare la realtà dei fatti.

I disegni sono divertenti e semplici, aiutano a memorizzare i concetti. Io comunque non memorizzo molto, ma questo è un problema mio… Te lo consiglio se hai già un pochino di cultura a riguardo, altrimenti ti suggerirei di passare prima dal Manuale che ho linkato più sopra che “te la racconta” in modo più discorsivo. Sicuramente un libro che riprenderò in mano anche solo per ri-chiarirmi le idee su quelle cose che faticano a entrarmi nel cervello.

 

Una nota extra-lettura parlando di luoghi comuni: le autrici sono “di parte” (e fanno bene perché la birra è buona), ma ricordati che l’alcool fa male. Questo non lo dico come fosse un disclaimer a fine post, lo dico perché lo dice la scienza. Gli esseri umani, gli italiani in particolare, tendono a voler giustificare le proprie scelte con delle cazzate. Un po’ come quella del bicchiere di vino al giorno che fa bene. Una cazzata, appunto. Una sigaretta al mese difficilmente ti ucciderà, ma le probabilità di morire sono comunque minori se non la fumi. L’alcool è cancerogeno, sempre, senza scappatoie. Io lo bevo, non sempre moderatamente, ma ne accetto i rischi. Le ipocricisie e le incoerenze lasciamole ai deboli e agli idioti e assumiamoci le responsabilità delle nostre scelte, è una cosa che ci rende persone migliori (e più intelligenti). L’alcool fa anche ingrassare, se non ti ammazzi di allenamento come faccio io. Il grasso, sebbene in tv vada molto di moda l’accettazione dell’obesità, non è migliore di una sigaretta (che in tv, invece, non si vede quasi più). Le persone obese soffrono molto di più di problemi cardiovascolari (che sono la principale causa di morte insieme ai tumori). In questa continua sagra del perbenismo che pubblicizza la diseducativa accettazione del corpo in ogni sua volontaria deformazione, ricordiamoci anche questo.

“L’economista sul tapis roulant” di Luciano Canova

In ordine di stampa, L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova è il testo più recente (2023) tra quelli che ho letto per la mia educazione finanziaria. Un libro giusto al momento giusto, poiché mi ha permesso di ripassare concetti già acquisiti (e in parte, ahimè, dimenticati) e di rispolverare formule e teorie che avevo affrontato in altri volumi. Repetita iuvant, nel mio caso in modo particolare perché ho la memoria corta.

Visto che fino ad ora ho distinto tra testi motivazionali, formativi e ibridi, ti chiarisco subito che quello di Canova è un testo al 100% formativo, senza nessuna sfumatura o sconfinamento. Ci voleva, come ho già detto, per fissare (si spera) le idee. Le solite cose, insomma, come il PIL, l’inflazione, il sistema pensionistico, gli attualissimi tassi, lo spread, la politica monetaria, eccettera, eccetera, eccetera. Canova struttura la lezione come se si trattasse di un allenamento e spiega l’economia in modo molto, molto semplice. Il tema non è certo leggero, ma lo è la lettura (in senso positivo), l’autore ha la capacità di semplicificare argomenti complessi e di cacciarli nella testa di chi legge (cioè io) grazie all’utilizzo di metafore ed esempi pratici. Il tono è leggermente ironico e divertito, questo aiuta a rendere la pillola più dolce (e ti è andata bene che io abbia scelto la pillola).

Sì, è stato un ottimo ripasso, ma L’economista sul tapis roulant potrebbe però anche essere il primo libro con il quale avvicinarsi al mondo dell’economia, proprio per le caratteristiche di semplicità e leggerezza di cui ti parlavo. La divisione in capitoli/argomenti consente, volendo, anche una lettura non ordinata, anche se io amo procedere sempre in modo canonico. Se mai dovesse venirmi un dubbio su un singolo tema, questo è uno di quei libri che riprenderei in mano volentieri per ri-chiarirmi le idee.

Vedo che Canova ha scritto molti altri libri a tema Economia, e non solo, me lo segno per ulteriori ripassi futuri.

 

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie:
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)