“Il grido del falco” di Renata Bovara

Tu non lo sai, ma io ho delle regole.
Ti risparmierò quelle del tipo “non si esce quando piove” e “vietate le cene con più di cinque persone” (che non sempre riesco a rispettare) limitandomi a elencartene un paio inerenti la lettura dei libri. Una è “mai eBook di narrativa”, un’altra è “non si leggono più romanzi contemporaneamente”. La prima è dovuta al fatto che maltollero l’esistenza stessa degli eBook, giustifandoli solo sotto forma di guida turistica (per ovvie ragioni di praticità). La seconda è, invece, una strategia che mi impedisce di fare arenare la lettura di un libro preferendone un altro. Ecco, con Il grido del falco di Renata Bovara, le ho infrante entrambe. A mia discolpa, questo romanzo non è reperibile in cartaceo e l’eBook, per forza di cose, non è sempre comodo da portare in giro, a differenza del buon vecchio albero assassinato e fatto a fettine. (Quindi, nel frattempo, sto leggendo anche La città dei libri sognanti di Walter Moers, di cui ti racconterò tra qualche giorno).

Se ricordi, ti avevo già parlato di Renata Bovara per Spiagge sospese, finalista al “Premio Letterario RTL102.5 – Mursia Romanzo Italiano” (concorso al quale sono legato per ovvie ragioni), che mi era piaciuto molto. Bene, mi è piaciuto anche Il grido del falco (fine della suspense, ma quanto ti ho fatto sudare, eh?).

Trama. (Poca, as usual).
Cora vive a New York, dove conosce il ricco Theo e ne diventa l’amante. Poi si diffonde un virus che decima la popolazione, si salvano solo pochi eletti. Cora sopravvive, ma che fine ha fatto Theo? Perché la evita?
(C’è un falco in tutto questo, motivo del titolo e della bella illustrazione in copertina che, a quanto ho capito, è opera del fratello dell’autrice).

Il romanzo si divide in due parti. Nella prima è maggiore l’introspezione della protagonista, che indaga la figura dell’amante, con i sacrifici e le scelte che deve affrontare chi si trovi in questa “posizione”. Nella seconda c’è un maggiore sopravvento della trama post-apocalittica, con qualche accenno di critica sociale a un sitema-mondo legato a doppio nodo con il denaro (non posso essere più specifico senza svelarti troppo). A prevalere è soprattutto la parte emotiva (non aspettarti un romanzo di fantascienza, non lo è) dove l’epidemia sembra talvolta una scusa per sondare meglio la solitudine dell’individuo. È un po’ come se a mancare non fossero tanto le persone, quanto l’umanità.

Anche Il grido del falco , così come Spiagge sospese, è un romanzo fortemente femminile. Difficile (se non impossibile) per una brutale, burbera, barbara, bestiale (e altre cose con la B) mente maschile riuscire ad accedere appieno alle inquietudini che turbano la protagonista.
Quello che apprezzo molto di questa scrittrice è l’assoluta riconoscibilità nello stile. Uno stile elegante e raffinato (sì, lo so, uso parole inconsuete, sarò stato sbrutalizzato dalla lettura) che non utilizza mai una terminologia complessa, facendo della semplicità la sua forza.

C’è poi un’altra sensazione che ho avuto leggendo questo romanzo. Un po’ come nell’Animali notturni di Tom Ford, il libro pare scritto per “farla pagare” a qualcuno. Sarà stata la rabbia della protagonista, non lo so, ma ho avuto l’impressione che fosse in parte autobiografico.
Di sicuro, in caso, lo saprà meglio Theo.

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