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“Caino” di José Saramago

“A Dio piace guardare, è un guardone giocherellone. Riflettici un po’… Lui dà all’uomo gli istinti. Ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa, per il suo puro divertimento… Per farsi il suo bravo, cosmico spot pubblicitario del film. Fissa le regole in contraddizione: una stronzata universale. Guarda, ma non toccare. Tocca, ma non gustare. Gusta, ma non inghiottire. E mentre tu saltelli da un piede all’altro, lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, è un gran sadico!
È un padrone assenteista, ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo?! No, mai!”

John Milton (Al Pacino),
da L’avvocato del Diavolo

Il Caino di Saramago attraversa tutti i principali eventi biblici, sballottato nel tempo e nello spazio, e si scontra più volte con il Signore.
Abramo e Isacco, l’arca di Noe, Sodoma e Gomorra, Mosè, il vitello d’oro, ecc… In 140 pagine il Premio Nobel portoghese rivede la Bibbia e la figura di Dio attraverso gli occhi del “fratello cattivo”. Quello che ne esce è un giudizio impietoso, ma non nei confronti dell’Uomo, quanto in quelli della divinità assenteista, saccente e altezzosa.

Caino è molto meno impegnativo, dal punto di vista della struttura, rispetto agli altri romanzi che ho letto di Saramago, ma di certo più sacrilego (per chi crede, almeno) e, comunque, altrettanto geniale. Da ateo convinto l’ho letto con gusto, sebbene non conosca benissimo il fantasy di riferimento (dovrò decidermi a leggere la Bibbia, prima o poi). Il Dio di Caino è esattamente quello di cui parla Al Pacino nella citazione qui sopra. Un Dio assente, che compare ogni tanto per ordinare qualcosa a caso, e poi scompare. Ha la psicologia di un bambino con dei superpoteri, un dittatore dispettoso e viziato.

In merito alla vicenda di Abramo e Isacco, Saramago riassume (più o meno) così la situazione: per decidere di sacrificare il proprio figlio Abramo deve essere un vero figlio di puttana, ma non meno del Signore che glielo ha proposto. Anche su Sodoma e Gomorra non si trattiene, il Signore compie una strage, bambini innocenti compresi. Si può dunque venerare un Dio simile, che ha tutti i difetti dell’uomo che ha creato? La risposta è no. Dio è palesemente un sadico (rivedi sopra, citazione sempre più azzeccata). Dio pone l’albero nel giardino dell’Eden senza motivo, solo per imporre una regola, solo per punire.

Come per le altre opere di Saramago, anche per Caino vale la regola del muro di parole. Ogni pagina è una distesa di lettere, senza paragrafi e capoversi, senza segni di interpunzione a delimitare i dialoghi.
Insomma, sei avvisato.

Libri che ho letto di José Saramago:
Cecità (1995)
L’uomo duplicato (2002)
Caino (2009)