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“Londra tra le fiamme” di Joe R. Lansdale

Londra tra le fiamme (2006) è la seconda parte della trilogia di Ned la foca, seguito di Fuoco nella polvere (2001). La terza parte, The Sky Done Ripped (2019), al momento, non è PURTROPPO ancora stata tradotta (qualcuno rimedi, grazie).

Lansdale, in questa trilogia, contamina generi, autori e romanzi conosciuti e mescola il tutto in una salsa pulp dal sapore esplicito e spesso volgare. Una vera goduria per gli occhi e per la mente. È una serie chiaramente nonsense che si gioca tutto sull’umorismo. Questa totale libertà, dove la storia ricopre un ruolo quasi secondario, in genere non mi piace, ma devo dire che qui funziona davvero davvero bene.

Dirti di cosa parla il romanzo è quasi inutile, ma cerco di darti comunque qualche indicazione. La scenografia di riferimento, in questo caso, è quella de La guerra dei mondi. Ned la foca si trova a combattere contro un’invasione aliena – ovviamente su tripodi – insieme allo stesso H.G. Wells e ad altri nomi “noti” come Jules Verne e Mark Twain. A loro si aggiungono personaggi sempre più esagerati, come Rikwalk (una sorta di King Kong), un gigante di ferro, Toro Seduto… insomma, ci siamo capiti. Tutti insieme a vedersela contro l’invasore che, come principale caratteristica anatomica, ha quella di avere due buchi del culo.

È un romanzo molto veloce, 180 pagine leggere che volano via. Questa serie, se ti piace l’assurdo, potrebbe essere un buon punto, poco impegnativo, dalla quale iniziare con Lansdale. Non si deve però cadere nell’errore di pensare che tutta la produzione di Lansdale sia in questo stile, perché non è così. Lansdale salta da uno stile all’altro e da un genere all’altro come più gli pare e piace e questo è uno dei motivi per cui lo apprezzo così tanto. Perché, in pratica, se ne sbatte.

Non so ora cosa leggerò, dovrebbe arrivarmi a breve anche Altri mondi oltre a questo di King, terzo e ultimo capitolo della serie de Il Talismano, ma magari prima leggerò qualcosa di non-fiction o saggistica, boh.

Romanzi che ho letto di Joe R. Lansdale:
Atto d’amore (1981)
Il lato oscuro dell’anima (1982)
La morte ci sfida (1984)
La sottile linea scura (2002)
Notizie dalle tenebre (2014)

Trilogia Drive-in:
Il drive-in (1988)
Il drive-in 2 (non uno dei soliti seguiti) o Il giorno dei dinosauri (1989)
La notte del drive-in 3. La gita per turisti (2005)

Trilogia Ned la Foca:
Fuoco nella polvere (2001)
Londra tra le fiamme (2006)

Ciclo Hap & Leonard:
Una stagione selvaggia (1990)
Mucho Mojo (1994)
Il mambo degli orsi (1995)
Bad chili (1997)
Rumble Tumble (1998)
Capitani oltraggiosi (2001)

“La macchina del tempo – L’isola del dottor Moreau” di Herbert George Wells

Dopo L’uomo invisibile e La guerra dei mondi non potevo che completare l’opera di H.G. Wells con La macchina del tempo e L’isola del dottor Moreau, in questo caso raccolti in unico volume.

La trama de La macchina del tempo è nota, anche grazie al film del 2002 con Guy Pearce, lo è forse meno quella de L’isola del dottor Moreau, un romanzo che più che al genere della fantascienza appartiene all’horror. Il dottor Moreau è uno scienziato pazzo che ibrida animali rendendoli umani, vincolandoli con falsi credo e condizionamenti mentali a rigettare la propria natura bestiale. Ma ovviamente prima o dopo la sete di sangue dei carnivori si risveglia… e sarà il protagonista del libro, un naufrago, a trovarsi sull’isola di Moreau in balia dei mostri.

In definitiva ho trovato questi due romanzi parecchio più cupi dei due precedenti che ho letto (anche i Morlock nel futuro non scherzano), ed è questo probabilmente il motivo per cui li ho apprezzati di più. Wells si è spinto ad indagare l’animo umano, in entrambi, per capire dove finisca l’Uomo e cominci la Bestia.
Da leggere.

“L’uomo invisibile” di Herbert George Wells

H.G. Wells, insieme a Jules Verne, è considerato unanimemente il padre della fantascienza. L’uomo invisibile non è esattamente il suo primo romanzo a essere stato pubblicato, ma si deve considerare che la pubblicazione è avvenuta nel 1897, ben sedici anni dopo la prima stesura…
Detto questo, non avendo ancora letto nulla di Wells, era mio dovere morale rimediare.

Quando si affronta un libro di fantascienza così datato sono tante le riflessioni da fare prima di buttarsi in un semplice “mi è/non mi è piaciuto”. Una su tutte l’innovazione, l’idea originaria originale. Certo, noi siamo abituati ormai all’invisibilità di moltissimi personaggi, esplicitamente o meno ispirati dal romanzo di Wells. Mi viene in mente la donna invisibile della serie I fantastici 4 della Marvel o, appunto, il più esplicito Kevin Bacon de L’uomo senza ombra. E non sto a tirar fuori dal guardaroba nemmeno la lana di Camuflone del mantello di Harry Potter, se no non finiamo più. Ma tutto arriva da qui, perlomeno nella sua forma più moderna, tutto arriva da Wells. Quindi inchiniamoci, come prima cosa.

È ovvio, ora leggere questo romanzo, con la sua semplicità, fa quasi sorridere. La trama è leggera e centrata sulla semplicità dell’invisibilità. Ci sono molte letture che vedono questo romanzo come la previsione della solitudine umana del XX secolo (che era alle porte), ma io non voglio addentrarmici. A volte mi sembra che si debba caricare per forza.

L’uomo invisibile diventa tale volutamente, a seguito dei suoi esperimenti. Lo stesso si rende poi conto che tutti i vantaggi della sua condizione diventano svantaggi nel momento in cui è difficile essere davvero invisibile. Perchè c’è la neve, perchè c’è la polvere, perchè si ha fame comunque, freddo senza vestiti, ecc. Da qui nasce la frustrazione, la rabbia. L’uomo invisibile diventa pian piano emarginato e cattivo (forse anche troppo gratuitamente).

Ho apprezzato molto le ultime 30/40 pagine. C’è un preludio di horror moderno nell’atmosfera, che si distacca da quello che era avvenuto in tutta la parte precedente per l’intensità e la tensione più elevate.

Ripeto, per apprezzarlo bisogna immergersi nel periodo, ritrovare la novità. Non è facile. Però è molto scorrevole, per nulla pesante, si legge in un attimo, proprio perchè semplice.
Credo che leggerò anche La guerra dei mondi e La macchina del tempo, appena riuscirò a recuperarli. La produzione di Wells è infinita, ma dovrebbe bastarmi così, salvo l’uscita di qualche Mammut tentatore.