“Blowjim” di Christian Cavaciuti

Lo so benissimo cosa stai pensando, è inutile che mi guardi così. Dopo due libri a sfondo erotico come Donne e L’altalena di Apollinarija ti vado a leggere un romanzo che si intitola Blowjim, manco avessi inghiottito una scatola intera di Viagra e fossi in preda a turbe ormonali incontrollabili. Ma, credimi, non è come sembra, non sto scrivendo nudo e non ho nemmeno dovuto ingrandire la dimensione del font per sopraggiunta cecità…

Blowjim è il romanzo di Christian Cavaciuti che ha vinto il “Premio Letterario RTL 102.5 e Mursia – Romanzo Italiano – Seconda edizione” nel 2018. E, a dispetto del titolo che strizza l’occhio ad altre strizzate più intime, il sesso non rappresenta il tema principale (se non l’elemento scatenante della trama) né si tratta di un libro erotico. Peraltro l’autore, in una nota finale, ci tiene a specificare che il titolo, se non fosse stato limitato da esigenze editoriali, sarebbe stato ben più esplicito (mmm, chissà com’era inizialmente… forse Sgorgonjim?). Detto questo, dal momento che la pubblicità su Radiofreccia era martellante, quando me lo sono trovato davanti, usato, ho deciso di tentare la sorte.

Trama. Melanie, a sedici anni, sale sul palco mentre stanno suonando i Doors e ha un dialogo ravvicinato con lo snake (che, ricordiamolo, is long seven miles) di Jim Morrison. Poi scende dal palco e se ne va restando una fan qualsiasi, ritratta solo in qualche foto di spalle in cui è quasi irriconoscibile. Passano venticinque anni. Melanie è diventata una sorta di consulente alimentare e lavora per Barry Sears, il creatore della dieta a Zona. Un po’ per lavoro e un po’ per amicizia accompagna il noto wrestler André the Giant (momento malinconia per chi aveva il pupazzeto da bambino) a Parigi, dove questi muore d’infarto. Melanie deve quindi restare in città intanto che i medici terminano le indagini di rito e ne approfitta per visitare la tomba di Morrison e rivangare il passato e quel gesto eclatante che l’ha tanto scombussolata. Solo che Jim ricompare… Mi fermo.

A dispetto dei pochi(ssimi) spostamenti fisici che avvengono durante la storia, il viaggio vero è quello all’interno della protagonista, all’interno di Melanie. Gran parte del romanzo è infatti uno studio, una introspezione, per capire cosa sia rimasto della ragazzina che ha fatto un pompino a Jim Morrison e per capire perché l’abbia fatto (o se sarebbe in grado di rifarlo). Ci sono poi moltissime divagazioni sui più svariati argomenti. L’autore, infatti, con la scusa di confrontare la cultura americana di Melanie con quella francesce, approfitta per dire implicitamente cosa ne pensa della nostra.

Blowjim non si può certo definire un romanzo “commerciale”, non credo sia un libro per tutti, a partire dal lessico che spesso è molto articolato. Mi aspettavo qualcosa di più semplice, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso. Certo, lo puoi leggere solo in superficie e accontentarti della vicenda principale, ma credo che ti perderesti parecchio di quello che è nascosto sotto il tappeto. (E te lo dice uno che avrebbe preferito un po’ più di azione.)

Io, però, non sono fatto per i romanzi che hanno come protagoniste delle donne, riesco ad immedesimarmi poco e non li apprezzo quanto meritano. Ma questo è un mio limite, credo (o della mia natura umana), tanto che non ascolto nemmeno, salvo rare eccezioni, musica femminile, dove per femminile intendo cantata da donne.
Cosa vuoi farci, è così.

4 pensieri riguardo ““Blowjim” di Christian Cavaciuti”

  1. deludente…e anche molto…Stile involuto che in alcuni punti non si capisce e trama inesistente…se racchiude un significato più profondo è rimasto nella penna dell’ autore…perchè un premio letterario?…e’ l’ Italia dei raccomandati?

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    1. Buongiorno Melania,

      le dico la verità, il mio primo impulso è stato quello di cancellare il suo commento e risolvere così. È, tuttavia, una cosa che non faccio quasi mai, se si escludono i commenti contrassegnabili come spam o quelli fortemente offensivi e contenenti volgarità gratuite. Mi sono imposto, anzi, di eliminare meno commenti possibili, anche perché la censura non è tra le mie preferenze (fermo restando che questo blog non è Facebook, dove ognuno può scrivere, alla membro di Schnauzer, tutto quello che gli passa per la testa).

      Andrò per punti, così da spiegarle con maggiore chiarezza perché trovo il suo commento poco costruttivo e anche un po’ offensivo.

      1) Il commento è inutile. Che attinenza ha con quanto descritto nel post? Avrebbe potuto commentare allo stesso modo in qualsiasi blog, su qualsiasi piattaforma di acquisto o ovunque su internet fosse citato il romanzo in oggetto. Quindi? La parte costruttiva dello scambio dov’è? Onestamente l’impressione che dà è quella di aver bisogno di sputare un po’ di veleno da qualche parte e basta.

      2) Mi creda, lo scrivo da grande fan dei puntini di sospensione, mi piacciono e può constatarlo: li uso anche nella recensione. Utilizzarli cinque volte in tre righe è però decisamente troppo. Lei è convinta di poter criticare la scrittura di qualcun altro e poi scrivere in questo modo? Sono il primo a dire che la forma può adattarsi talvolta al contesto e che online qualche libertà è concessa. Ma è concessa a chi non critica, chi critica deve almeno conoscere le basi di quello che sta criticando. Altrimenti si finisce davvero per voler essere tutti medici, tutti allenatori e tutti scienziati. (Lascio perdere tutto il discorso degli accenti e apostrofi sulle “e”, che con la tastiera possono trarre in inganno se non si è esperti).
      Sintesi esagerata all’eccesso, per far capire: scrivere “nn miè paciuto x’ e’ scrito bruto” fa ridere chi legge, no?

      3) Ultimo, MA NON ULTIMO. Il commento è cafone nei miei confronti e questo non è accettabile. Io ho vinto lo stesso Premio l’anno successivo. Sono quindi un raccomandato? Si è presa la briga di controllare di chi fosse il post che stava commentando o, nella furia di dover dire (male) la sua, ha pensato che non ce ne fosse bisogno? (Onde evitarle ulteriori figuracce, le anticipo che il post è precedente alla mia vittoria).

      In definitiva come scrivevo nel post, che onestamente non credo abbia letto, questo non è un romanzo per tutti.
      Ecco, appunto.

      P.S. Non inizieremo un botta e risposta, ripeto, non siamo su Facebook.

      Saluti

      "Mi piace"

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