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“Youth – La giovinezza” di Paolo Sorrentino

Sono passati cinque giorni da quando ho visto il film e faccio ancora fatica a scriverne. Sorrentino richiede sempre un processo di elaborazione abbastanza lungo ma questa volta è più difficile del solito. Appena uscito della sala il pensiero è stato: “bellissimo, bellissimo, bellissimo.. ma perchè?”. Già, perchè? Come sempre, è innegabile, Sorrentino ha una cura estetica maniacale e la fotografia (di Luca Bigazzi) è perfetta. E il dubbio a questo punto mi rimane: e se fosse tutto merito proprio della fotografia? Se Sorrentino non avesse tutto questo talento (di sicuro ne ha, ma forse è sopravvalutato) dal momento che i suoi più grandi successi (Grande bellezza inclusa passando per Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia e This must be the place) sono legati al nome di Bigazzi, appunto? Non riesco a sciogliere questo enigma. Potremmo trovarci davanti a un contenitore così estremamente perfetto e ipnotizzante da farci distogliere lo sguardo dal contenuto.

Voglio lasciare da parte l’interpretazione dei due attori protagonisti, Caine e Keitel, perchè mi pare non abbiano bisogno di presentazioni, sono due mostri sacri del cinema e da tali si sono comportati. Io apprezzo molto anche Paul Dano di cui ho visto molti film e che trovo sempre bravo nelle sue parti di secondo piano.

Non voglio parlare solo male (che poi non sto parlando male). Sorrentino ha un suo stile che lo contraddistingue ed è sicuramente uno dei migliori registi italiani presenti al momento. Questo far suo un certo tipo di Cinema Vero è già un grande pregio che lo innalza rispetto a tutta la merdaccia contemporanea. Certo sarebbe meglio non sentirlo mai parlare, ma questa è un’altra storia.

In definitiva dal punto di vista dei contenuti Youth non mi ha convinto. Affronta tutti i temi della vecchiaia: della vita passata, dei rimpianti (il primo Grande Amore, ad esempio), della genitorialità, del senso della vita, delle persone che ti lasci indietro e di ciò che hai lasciato nella memoria degli altri, di quello che sei realmente a confronto di come è percepito il tuo Personaggio. E tutto ciò, se devo essere sincero, è banale e al tempo stesso inevitabile. La vecchiaia credo sia questo, già, ma allora se manca l’originalità vale davvero la pena di sviscerarla? Alla fine, dopo aver visto il film cosa mi è rimasto? Se la riflessione porta alla crescita (e il film tende innegabilmente a voler far riflettere), quali nuove riflessioni mi propone? Non lo so. Certo forse per qualcuno potrà essere utile, per qualcuno che abbia bisogno di imparare a pensare. Ecco, forse Sorrentino potrebbe essere l’Alberto Manzi contemporaneo per l’Italiano Medio e di questo gliene si può sicuramente fare un gran merito.

“Mad Max – Fury Road” di George Miller

Ho dovuto pernsare parecchio prima di capire come collocare questo nuovo Mad Max, poichè la nostalgia per il cinema anni ’80 è tanta e l’obiettività vacilla. Dopo lunga riflessione (tre giorni, il tempo di risorgere) posso affermare di essere completamente soddisfatto, Miller non ha tradito lo stile della mitica trilogia. Certo qualcosa può far storcere il naso, ma sono passati trent’anni cazzo, è inevitabile.
Ho apprezzato la semplicità della trama, più vicina alla linearità che contraddistingueva i primi due (e più apprezzati) capitoli della trilogia. Non dovrei spoilerarti nulla anche dicendoti che il film è una fuga, dall’inizio alla fine, l’intreccio è quindi minimo. L’adrenalina invece massima.

E visto che la trama è poca, stavolta te la scrivo. Max Rockatansky (Hardy) aiuta Furiosa (Theron) e un gruppetto di fighe da paura (la scena della loro doccia/car wash style nel deserto è epocale) a scappare da Immortan Joe, dittatore di una Cittadella dove fa il bello e cattivo tempo centellinando ai sudditi acqua e carburante e cercando di avere figli normali dalle sue concubine (le fighe, appunto) per poter portare avanti la dinastia senza i simpatici effetti genetici delle radiazioni post guerra atomica. Praticamente, se sei Immortan, il paradiso che ognuno vorrebbe.

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Inseguimenti, auto incredibili (peraltro ricostruite realmente da rottami), steampunk di brutto e tutto quello che segue nell’immaginario del futuro post-apocalittico. Un inciso dovuto: Miller in questo genere ha fatto scuola, tutto quello che segue, da The Road a Codice Genesi passando per Ken il Guerriero e tanti altri, gli è innegabilmente debitore, è lui che ha creato l’idea di quello che il mondo sarà “poi”.
In questa semplicità si distingue, come ci aveva già abituato, la creatività. Un esempio per tutti: c’è un carro da battaglia presente in tutto l’inseguimento con uno schitarratore inarrestabile (il musicista australiano iOTA) che incita alla guerra come nei “vecchi tempi”, vederlo non è come descriverlo.

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E’ innegabile anche che qualcosa per i duri e puri possa stridere. Ad esempio l’esercito radioattivo di Immortan composto da uomini pallidi e calvi tutti uguali non vince certo in originalità. Così come le turbe mentali di Max siano un’aggiunta azzardata, poichè lasciate lì a metà, senza essere approfondite, quasi a volere giustificare il “Mad” in modo forse esternamente ridondante ma non psicologicamente approfondito (e forse anche in stile poeticamente anni ’80..).

Non ti sottoporrò un confronto tra Tom Hardy e Mel Gibson, non sono in grado, io li trovo entrambi due grandi Max Rockatansky, sicuramente diversi ma tutti e due apprezzabili. (E anche qui Hardy non sorride mai, inutile sottolinearlo).
Ah ma cazzo! C’è anche Megan Gale! Questo così, per curiosità, e non prova neanche a farci acquistare una sim Omnitel, stranissimo.

Avrai ormai capito, dalla inconsueta lunghezza del post, che il film mi è piaciuto molto, tuttavia, poichè sono un nostalgico, voglio lasciarti con l’unica colonna sonora che riesco ad associare alla serie (anche se utilizzata nel peggiore film della trilogia).