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“LaRose” di Louise Erdrich

Landreaux sta inseguendo un cervo da settimane. Si apposta, ne studia i movimenti, cerca di capire quale sia il giorno giusto per sparare. Il momento infine arriva e Landreaux preme il grilletto. A essere colpito, però, non è il cervo ma Dusty, suo nipote. Il bambino muore e con lui l’amicizia che univa Landreaux a Peter, il padre. Anche le mogli dei due uomini, sorelle, smettono di parlarsi. Le antiche tradizioni indiane prevedono, tuttavia, che chi uccida il figlio di qualcuno possa fare ammenda cedendo il proprio alla famiglia colpita dal lutto. LaRose.

Di Louise Erdrich ti ho già parlato in occasione della lettura del bellissimo La casa tonda e del meno entusiasmante Il giorno dei colombi. Indiana, scrittrice, classe 1954. Proprietaria di una libreria “specializzata” sui Nativi Americani e scrittrice premiata e riconosciuta.

LaRose è un romanzo complesso dal punto di vista psicologico, presenta infatti una serie infinita di risvolti…
La “cessione” di LaRose placa la sete di vendetta da parte di Peter e lenisce il senso di colpa di Landreaux. Allo stesso tempo, però, la vendetta agognata da Peter è latente e insieme ingiustificata (è stato un incidente), così come è persistente il dolore di Landreaux, che ha comunque posto fine a una vita. La madre acquisita di LaRose poi, Nola, oscilla tra il desiderio di morire, la tentazione di cercare Dusty in LaRose e la soddisfazione per aver sottratto un figlio alla sorella Emmaline, così come il cognato l’ha sottratto a lei.
Un evento fortuito, un caso drammatico, che sconvolge legami e amicizie creando una serie di sentimenti irrazionali che nascono, in fondo, dalla frustrazione di non poter riportare in vita il povero Dusty, di non poter tornare indietro. E poi c’è LaRose, che ora ha due famiglie, una sorella nuova e un amico in meno.

Louise Erdrich descrive tutto in modo molto delicato, sensibile. Forse più sensibile di quanto sia io. LaRose non è un romanzo leggero, mentirei se dicessi che è volato, così non è. 450 pagine di riflessioni e turbe non sono poche. Per le prime 200 peraltro, esclusa l’uccisione del bambino, non succede assolutamente nulla (e sì, ho cercato la morte anche io, travestendomi da cervo). Da metà libro in poi le cose cambiano un po’, le sottotrame si intensificano e rendono la lettura più scorrevole.

LaRose, per me, è una storia che non ha funzionato, dove lei era bella, intelligente e simpatica (aveva tutte le carte giuste), ma io non mi sono innamorato. Di chi è la colpa? Di nessuno. Mi sento anche un po’ in colpa, come Landreaux.

“La casa tonda” di Louise Erdrich

1988, North Dakota, riserva indiana. Geraldine Cutts, moglie del giudice Bazil Cutts, viene violentata e scampa miracolosamente alla furia del suo carnefice, che vorrebbe bruciarla viva. Poi si chiude nel silenzio, non rivelando chi sia il suo aggressore né alla giustizia, né al marito, né al figlio tredicenne Joe. Sarà proprio quest’ultimo, protagonista del romanzo, ad indagare di nascosto sul caso, una volta resosi conto che il padre, seppure giudice della riserva, non abbia mai avuto a che fare con crimini e criminali veri.

La casa tonda è un romanzo del 2012 scritto da una scrittrice statunitense indiana, Louise Erdrich, molto famosa nella sua terra natia e purtroppo ancora poco da noi, dove le sue opere sono state tradotte solo in minima parte. Dico purtroppo perché La casa tonda è un romanzo stupendo, una di quelle storie che ti fanno cercare “i due minuti liberi” per leggere e vedere come prosegue.

La narrazione avviene in prima persona: è Joe che ricorda gli eventi della sua giovinezza e li racconta. Ci sono quindi tutte le caratteristiche della storia adolescenziale, le amicizie, gli amori, le insicurezze, unite però a una cultura indiana che la Erdrich spiega senza mai diventare pedante o invasiva. È quindi un romanzo interessante a 360°, da tutti i punti di vista. Vengono affrontate, sempre con una leggerezza mai superficiale, anche le tematiche legali riguardanti l’amministrazione della giustizia nelle riserve indiane, e le controversie che ne seguono.

È davvero raro incontrare un libro che sia informativo, che coinvolga emotivamente e che abbia una storia trainante. La casa tonda è tutto questo. Sicuramente leggerò altro di questa scrittrice, sperando anche nella traduzione di altre sue opere.