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“Disclosure Day” di Steven Spielberg

Il blog sta spingendo di brutto ultimamente e io calco la mano parlando di film al cinema, che hanno mediamente più successo delle letture in quanto richiedono un impegno intellettuale minore. Forse dovrei provare, invece di intitolare i post in modo intelligente, a utilizzare titoli clickbait tipo: “Disclosure Day è davvero il miglior film di Steven Spielberg?”. Si sa mai che in questo modo riesca a monetizzare il blog. La massa aiuta, è cosa nota.

Ad ogni modo, il primo evento di fantascienza si è presentato alla cassa, dove il biglietto è costato 3,50 euro invece dei soliti 11/12 euro. “Festa del Cinema” o qualcosa di simile. Che culo, non lo sapevo. Dura quattro giorni eh, non esaltiamoci troppo… intanto le sale erano piene, di lunedì.

Premessa, non sono una fan di Spielberg. Amo i suoi capolavori: Lo squalo, Indiana Jones, E.T., ci mancherebbe, ma mediamente mal sopporto l’ottimismo che permea i suoi film. Spielberg ha sicuramente un’idea dell’Umanità migliore della mia, sulla riga di “volemose bene” e “facciamo l’amore e non la guerra”. Buon per lui – e per Dawson Leery forse – tuttavia io spesso lo trovo abbastanza ingenuo e anche un po’ illuso. Questo è.

Il complotto americano tiene nascosta la presenza degli alieni – i soliti grigi – al popolo, tuttavia c’è qualcosa, una non ben identificata forza, che sta spingendo attraverso i due protagonisti per svelare il grande segreto. C’è un Josh O’Connor che sembra John Nash e una Emily Blunt che parla una sacco di lingue da un momento all’altro, per capirci. Misteri, quasi miracoli. Ci sono poi tecnologie aliene, letture del pensiero, fughe rocambolesche, la figlia di Bono Vox (Eve Hewson, indicizza bene), i cattivoni nascondoni (tra i quali Colin Firth, brrr che cattivone => vedasi appunto l’ottimismo di Spielberg). Un miscuglio di quello che il regista ha già portato al cinema, un riassunto, forse un testamento.

Per rispondere alla domanda: no, non è il miglior film di Spielberg e, forse, è anche abbastanza dimenticabile. Poi è la mia opinione eh. È un film di spiegoni per il grande pubblico, dove nulla è lasciato all’interpretazione o all’intuito. È un film adatto per l’impegno che le persone, oggi, sono disposte(ottimismo)/capaci(realismo) a/di dare di fronte allo schermo.

Eventuali alieni, parere personale, arriverebbero da noi o per conquistare qualcosa o per aiutarci (sarebbero in ogni caso superiori e più evoluti, per forza di cose), quindi per annientarci o per farci crescere.
In sintesi: io non credo che sapremmo crescere, Spielberg sì. Difficile andare d’accordo.