“Chi è senza colpa – The drop” di Michaël R. Roskam

Ultimamente ho questa passione per quei film dove i protagonisti sono trascinati dalla vita in situazioni che accettano senza scomporsi più di tanto e con grande umiltà da “è andata così”. Situazioni di periferia, di individui comuni (anche se criminali), con tutti i pregi e le pecche che gli appartengono. E’ stato amore a prima vista per me con con Out of the furnace – Il fuoco della vendetta e Drive, ad esempio. Il trailer di The drop mi ha portato quindi in sala carico di aspettative (forse troppe) e bramoso di angoscia. Devo dirti subito che non sono soddisfatto al 100% e, anche se il film è piacevole, non mi ha lasciato quella sensazione di pugno nello stomaco che immagini di avere a 60 anni quando ti rendi conto che hai buttato via la tua vita (io voglio provarla prima, così rimedio per tempo).

E’ un po’ come quando vai a cena in un ristorante ed è tutto ottimo fino al dolce, che non è un granché. Non puoi dire di non aver mangiato bene, ma manca il tocco finale. Ho provato poca tensione emotiva e troppo distacco dai protagonisti. Credo dipenda, più che dagli attori (tra cui vince Hardy a mani basse nonostante il doppiaggio di merda), da una regia che trasmette poco l’interiorità dei personaggi.

Scrivo solo una riga in merito a questa cosa e me la levo subito di dosso: Gandolfini è bravo ma non è il mostro sacro di cui si parla (questo è quel che penso), in breve non è sufficiente essere morti.

Cosa volevo? Più violenza (sia emotiva che fisica), più dettagli in camera (spesso troppo distante) e probabilmente meno intreccio, poichè se non si sa gestire benissimo i primi due punti avere troppa trama da raccontare non aiuta. Non è ne un film intimista ne un “ultimo Cronenberg”.
Cazzo rileggendo ciò che ho scritto mi rendo conto di essere stato molto duro, sembra stia parlando di un filmaccio. Non è così. Non sono solito dare voti numerici perchè li trovo troppo simili all’inutile standard scolastico con cui ci hanno lobotomizzato, ma per far capire anche a chi ha bisogno del “numerino” gli darei un 6 e 1/2, quindi una visione piacevole, ma che, per capirci, non mi farà acquistare il dvd.

E basta con ‘sti cazzo di cani.

“Kingsman – Secret Service” di Matthew Vaughn

Non sarà una lunga recensione perchè il film è molto semplice, te lo preavviso. Questo però non significa che non mi sia divertito, anzi. Finalmente infatti mi sono gustato un bel Cinema d’intrattenimento, senza pretese autoriali ma con grande richiamo ai classici di spionaggio, ai James Bond e allo splatter (sorpresa!). E tutto questo in gran leggerezza che, con tutte le troiate che girano in questo periodo (soprattutto italiane), è un gran punto di vantaggio!
Sono rimasto piacevolmente sorpreso, non mi aspettavo di uscire dalla sala soddisfatto, invece ti consiglierei la visione proprio come ottimo svago. Le scene impreviste splatter poi sono davvero gustose, con tanto di lame amputanti e corpi divisi in due (in verticale, si intende!).
Ti chiudo con la frase più imprevista del film: “Se salvi il mondo, ti darò molto più che un bacio: faremo sesso anale”.

“Vizio di forma” di Paul Thomas Anderson

Questo è il classico film che ti lascia perplesso. Si, perchè è bello, ma qualcosa non funziona. Io sono uscito dalla sala pensando “belle scene, attori bravi, buoni dialoghi ma io non l’ho capito, forse sono scemo?”. Poi mi son guardato attorno e, allungando le orecchie, ho notato che: o eravamo tutti scemi o qualcosa non andava.
Iniziamo con il dire che Phoenix nella parte del fattone “Doc Sportello” è superlativo e si dimostra ancora un attore camaleontico, come già riscontrato in Lei di Spike Jonze. Aggiungiamo che i dialoghi in tutto il film sono esilaranti, divertenti e presi singolarmente sono delle piccole gag surreali (la scena in cui Doc vede la foto del bambino dei tossici e urla disperato è fantastica). I costumi e le scenografie poi sono quello che ti aspetti di vedere negli anni 70 così come te li immagini, centrato in pieno. Eppure…
Eppure c’è quel piccolo problema della trama, che ti impedisce di apprezzare il film. Ebbene io qui lo ammetto (e datemi del coglione), sono rimasto aggrappato con le unghie e con i denti allo svolgersi degli eventi fino a circa un’ora e venti, ma nell’ultima ora abbondante (si, 148′ totale) mi sono totalmente perso. Troppa narrazione parlata. Del tipo: “ah, questo è implicato con quello a causa di quell’altro che ha ucciso tizio che aveva un problema con caio”. Ecco, me le devi far vedere queste cose, perchè se le infili nei dialoghi io mi perdo, 4/5 nomi per me sono troppi. Anzi, sono troppi già 2. Credo sia diverso se hai letto il libro di Pynchon ma, come si evince, io non l’ho letto. E’ un vero peccato perchè a poter seguire la trama sarebbe sicuramente stato un film di tutt’altro spessore.
Anderson rimane comunque in grado di passare con incredibile versatilità da un film all’altro, mutando completamente genere. Boogie Nights, Magnolia e Il pertroliere lo dimostravano, Vizio di forma lo conferma.

INHERENT VICE

Tre note personali:
– Reese Witherspoon a mio parere non si può vedere, mai. Sarà perchè ho in mente solo i film-cagata che ha fatto, o perchè il mento buca lo schermo (odio quel modello di mento, dovrebbero farlo uscire di produzione), non lo so. Eppure Wild promette bene. Vedremo.
– Un minuto di silenzio per Eric Roberts, che nella vita attoriale è sempre un personaggio secondario o il semiprotagonista di b-movie. Grazie.
– C’è tanta figa anni 70. Detta così suona male ma, giuro, anche la figa è come te la aspetti quando pensi “chissà come era bello il sesso negli anni 70”. Purtroppo non è bastata a tenere in piedi il film, ha comunque aiutato molto.