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“La vendetta di Seneca” di Vincenzo Gueglio

Leggere questo La vendetta di Seneca, di Vincenzo Gueglio, è stato come fare un viaggio nel tempo. Mi sono trovato catapultato in un’epoca buia, caratterizzata da un costante clima di paura, dove il potere tirannico veniva esercitato con crudeltà e senza alcun rispetto nei confronti dei “sudditi”. Erano gli anni attorno al 2000 (d.C.) e frequentavo il Liceo Scientifico: un’esperienza a tutti gli effetti terrificante. Tra le ore più temibili c’erano quelle di latino (una lingua a me ignota, soprattutto nel triennio) e quelle di filosofia (forse un po’ meno temibili, dai, dipendeva molto dall’insegnante). Ed è per questo che, rispolverando titoli di datata memoria – come il De brevitate vitae e l’Apokolokýntosis – ho rischiato di rimanerci. Seriamente.

La vendetta di Seneca è un romanzo colto, coltissimo, colterrimo. Su questo non ci piove. La competenza di Gueglio è tale da riportarti davvero nell’Antica Roma (oltre che su quel dannato banco), sia per quanto riguarda la vera e propria ricostruizione storica, che per lo stile di scrittura, che ricalca la lingua dell’epoca. Mentre leggi hai la sensazione di camminare al fianco di Seneca, di sentire i rumori e i dialoghi che riempiono le strade della capitale.

Seneca è sospettato di fare parte della congiura di Pisone ai danni di Nerone. Condannato a morte, il filosofo viene rilasciato dopo due settimane di durissima detenzione nel Tulliano (non sto neanche a spiegarti cosa sia, se non lo conosci questo libro non fa per te). Seneca si incammina verso casa, sapendo che l’indomani verrà ucciso. Il cammino che lo divide dalla sua abitazione, e dalla moglie Paolina, è un cammino fisico, ma anche filosofico. Lungo la strada, l’uomo si interroga sulla propria vita, sulle scelte fatte e sugli ideali seguiti, domandandosi quanto il suo credo filosofico “regga” con l’approssimarsi della morte e quanto lui sia davvero capace di accettare il proprio destino, senza tentare, appunto, un’ultima vendetta nei confronti dell’ex allievo, ora tiranno, Nerone.

Oltre al romanzo, il libro contiene anche: un’appendice, Seneca secondo Boccaccio (un commento di Boccaccio alla Divina Commedia di Dante, con riferimento a Seneca); un’interessante postfazione di Sergio Audano, che ti consiglio di leggere prima del romanzo (per fare un ripasso di storia); un Indice dei nomi e delle cose notevoli, cioè un elenco dettagliato dei personaggi e dei luoghi (in pratica le “note”).

Come avrai capito, La vendetta di Seneca non è un romanzo per tutti, anche se, a ben guardare, tratta un tema abbastanza universale: quello della coerenza. Nello specifico, la capacità di essere fedeli a sé stessi e alle proprie idee anche di fronte alla morte. Ora credo che sia venuto il momento di ripassare filosofia… leggendo questo libro mi sono accorto di ricordare molto, molto poco di quella che è una materia fantastica (sempre che non te la facciano odiare a scuola).

Copia omaggio ricevuta da Gingko Edizioni.