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“Weapons” di Zach Cregger

Finalmente un horror che vale il – carissimo, 10 € – biglietto del cinema. Per dirtela, con un termine puramente tecnico, temevo la solita “cagata pazzesca” e invece no… Weapons di Zach Cregger, regista già del godibile Barbarian, mi ha fatto uscire dalla sala proprio soddisfatto, una volta tanto. Sembra quasi un miracolo, oggi, quando ormai tutti gli horror si basano sui jumpscares e il fantasma-di-salcazzo-a-cavallo che si sta vendicando di chissà quali sciagure. Weapons ripeto, FINALMENTE, è diverso.

Oh, non è un capolavoro indimenticabile, non confondiamoci, però è un buon horror con tutte le carte in regola e con la capacità di costruire una storia, e non solo una serie di momenti spaventosi. Che poi, a me, gli horror piacciono. Mi sono sempre piaciuti. Il problema è proprio quello di ritrovare qualità in un genere che è stato relegato a nicchia per cerebrolesi che si accontenano di poco (peraltro cosa falsa, una vera e propria “discrimanzione di genere”).

La trama la conosci, ma comunque…
In una piccola cittadina americana, alle 2.17 di notte, tutti i bambini di una classe elementare, tranne uno, escono dalle proprie case e spariscono nel buio. Vengono ripresi dai videocitofoni, semplicemnete corrono via, come puoi vederli nella copertina. La piccola comunità, non sapendo cosa fare, accusa la maestra della classe, senza alcuna prova. La maestra che non è una santa per i moralisti americani (ha una storia con un poliziotto sposato) ma che, comunque, sembra molto attenta al benessere dei bambini. Un genitore, Josh Brolin, non si arrende e comincia a indagare, coinvolgendo la maestra e scontrandosi con altre figure che, in qualche modo, rendono Weapons un film corale.

A differenza di quanto viene dichiarato dalla voce narrante sui titoli di testa, la storia troverà piena soluzione agli occhi dello spettatore. E questa è buona cosa. Diciamolo, non se ne può più dei finali aperti che sono tali solo per enormi buchi neri nella sceneggiatura. Weapons, con la sua struttura che racconta la storia da diversi punti di vista, piano piano attacca tutti i pezzetti del puzzle. Inizia come un film cupo, per poi fare qualche deviazione nel grottesco, in uno stile che ricorda il Drag me to Hell di Sam Raimi, e nel frattempo offre anche qualche piacevole critica sociale al pensiero perbenista americano. Ci butta dentro anche qualche scena anticamente splatter, senza esagerare, dosando con sapienza.

È un film da vedere? Sì. Il suo folk horror unito a quel qualcosa che, come molti hanno notato, ricorda le caratteristiche di Stephen King (la piccola comunità, i segreti dei protagonisti…) rende l’insieme un ottimo pasto. Peraltro di King sto leggendo Never Flinch, con la paccosissima Holly Gibney, quindi a breve ci risentiremo e riparleremo di horr… a no, questo è l’ennesimo romanzo thriller del quale, forse, non si sentiva troppo il bisogno. A presto.

“Stria” di Gigi Simeoni

La graphic novel Stria è uscita per la prima volta in edicola nel 2011 come quinto numero della serie “Romanzi a Fumetti” di Sergio Bonelli Editore. All’epoca, sebbene mi avesse attratto, non avevo comprato l’albo poiché – da potenziale psicopatico quale sono – avevo deciso che una serie o la si prende dal numero uno o non è possibile “inserirsi” più tardi (un ragionamento che non fa una piega peraltro, direi, considerato che i singoli albi avevano storie autoconclusive…). Inoltre, in quegli anni, ero ancora un fedelissimo di Dylan Dog e questo provocava – tra uscite regolari, speciali, maxi, medi, curvi, obliqui, ecc. – un esborso mensile non indifferente (ora ho abbandonato Dyd, dopo decenni, ma questa è una storia triste e lacrimevole che ti racconto un’altra volta).

Nel 2022 Bonelli ripubblica Stria in edizione di prestigio, in un grande formato cartonato. Moglie (un’entita che lasciamo nell’ombra) me la regala, con tanto di dedica dell’autore, Luigi (Gigi) Simeoni. È così che mi accorgo, tra le altre cose, che Simeoni è di Brescia… quindi calpestiamo lo stesso suolo! Sono pessimo quando si tratta di autori di fumetti, perché io apprezzo le storie e i disegni ma non ricordo mai i nomi, è un dato di fatto. Pare non abbia una gran memoria nell’associare le opere ai loro creatori, ma questo mi succede solo per il mondo dei fumetti (una cosa che farebbe arrabbiare qualsiasi nerd che si rispetti).

Mi piace molto, in realtà, che l’autore si occupi – come in questo caso – dell’opera al 100%, dalla storia al disegno. Un po’ come faceva Kubrick per i suoi film, per capirci. Apprezzo la funzione di divinità creatrice, che tutto può e tutto decide. Non sono mai stato uno da gioco di squadra, a pensarci bene, questo qualcosa vorrà pur dire.

La storia di Stria è ambientata tra le montagne, a Marmentino (Val Trompia). Credo la si potrebbe definire un folk horror, genere che peraltro, al momento, funziona tantissimo. Nelle 300 pagine viene indagato e, infine, svelato il mistero che riguarda l’estate di tre adolescenti. Due di loro hanno totalmente rimosso i ricordi di quel periodo, tanto da non ricordare nemmeno di essere stati amici. Del terzo, invece, non si sa più nulla… qui mi fermerei.

Il formato di Stria è quello classico del bonellide, con impaginazione precisa e ordinata. A comandare sono la storia, molto coinvolgente, e i disegni, puliti come piacciono a me. Un po’ come accadeva nel vecchio Dylan Dog, l’orrore è utilizzato come mezzo per indagare altre tematiche e non è mai fine a sé stesso. Non ti trovi, quindi, di fronte a un esperimento di psichedelia autompiaciuta dell’autore (ogni riferimento…), ma a un progetto vero e con un proprio significato, dove l’orrore e la realtà si mescolano in modo consapevole e riuscito. Quando chiudi il volume sei soddisfatto, hai avuto tutto quello che desideravi dalla storia, tutto quello che ti aspettavi dalla copertina. C’è la stria (strega), certo, ma c’è anche il buio del Male che alberga nell’Uomo. Per farla breve: il cerchio si chiude e si chiude perfettamente.

Sempre per i “Romanzi a Fumetti” nel 2007 era uscita un’altra opera interamente di Simeoni, Gli occhi e il buio. Nel 2019 è stata ripubblicata in edizione di prestigio… vedrò di recuperarla.