Archivi tag: paura

“Fantasmi e no” – Racconti della paura a cura di Malcolm Skey

Di solito non leggo raccolte di racconti d’orrore con autori vari, odio quelle scritte giganti in copertina dove un paio di nomi noti (in genere Stephen King o Clive Barker), adescano il lettore di turno invogliandolo all’acquisto. Ma questa raccolta aveva un sapore piacevolmente antico. È corretto, come indicato nel sottotitolo italiano, parlare di racconti “della paura” più che di racconti horror. Se si guarda infatti agli autori e alle date si scoprono nomi fortemente classici (più in basso ti ho messo il sommario completo) come Lovecraft, Wells o Blackwood, del periodo compreso tra il 1865 e il 1938. Non siamo quindi in presenza di splatter, smembramenti o simile, ma di qualcosa di molto ordinato, pensato e razionale. Il volume curato da Malcolm Skey è anche suddiviso per tematiche “sovrannaturali”.

Che dire, di fronte a questi nomi non ci si può certo mettere a criticare, ma solo ad esprimere preferenze… I racconti sono stati tutti molto godibili, a mio parere, salvo un paio di eccezioni che non ho apprezzato, peraltro per pura coincidenza entrambi quelli contenuti nella tematica del “doppio” (Henry James e Kipling non fanno per me insomma, davvero pesanti). Tutto il resto è uno spasso, sempre rimanendo della precisa idea di leggere dei classici. Molto divertente anche la parte riguardante i racconti umoristici, soprattutto quello di Doyle.

Forse non è una raccolta per tutti, se cerchi una forma di horror moderna rimarrai fortemente deluso, ma a me piace immergermi in questo stile di inizio ‘900, così come era accaduto per i vari romanzi di fantascienza di Wells di cui ti ho parlato qualche tempo fa (L’uomo invisibile, La guerra dei mondi, La macchina del tempo/L’isola del dottor Moreau) o del grande Sherlock Holmes di Doyle.

Se anche a te ogni tanto piace fare un salto in questo stile retrò, Fantasmi e no ti darà sicuramente delle soddisfazioni.

SOMMARIO
Introduzione di Malcolm Skey

I morti che tornano
La camera rossa (The Red Room, 1896) di H. G. Wells
Lo sconosciuto (The Stranger, 1909) di Ambrose Bierce
Lupo che corre (Running Wolf, 1920) di Algernon Blackwood
Crewe (Crewe, 1930) di Walter De La Mare
Topi (Rats, 1929) di M. R. James
La bestia con cinque dita (The Beast with Five Fingers, 1928) di W. F. Harvey

L’occulto, l’occultismo, la magia
Scherzando col fuoco (Playing with Fire, 1900) di Sir Arthur Conan Doyle
Necronomicon (History and Chronology of the «Necronomicon», 1938) di Howard Phillips Lovecraft
Il sortilegio dei runi (Casting the Runes, 1911) di M. R. James

Vampiri e vampirismo
Il travaso (The Transfer, 1912) di Algernon Blackwood
Mrs. Amworth (Mrs. Amworth, 1922) di E. F. Benson

Presentimenti e segni premonitori
Il processo per omicidio (The Trial for Murder, 1865) di Charles Dickens, C. Allston Collins
Uomo avvisato mezzo salvato (Forewarned, Forearmed, 1874) di Mrs. J. H. Riddell
La faccia (The Face, 1924) di E. F. Benson

Il doppio
Nell’ora del trapasso (At the End of Passage, 1890) di Rudyard Kipling
L’allegro angoletto (The Jolly Corner, 1908) di Henry James

L’umorismo
Cercasi spettro (Selecting a Ghost, 1883) di Sir Arthur Conan Doyle
Il fantasma inesperto (The Inexperienced Ghost, 1903) di H. G. Wells
La finestra aperta (The Open Window, 1911) di Saki

28/04/2016 – Incubo dell’armonica e dello specchio

Sverginiamo subito questa nuova categoria del blog con l’incubo di stanotte.

Il sogno inizia, o perlomeno è da lì che lo ricordo, mentre salgo le scale a chiocciola della casa dove vivevo con i miei genitori e mio fratello fino a circa dieci anni fa.
Mi dirigo verso la camera da letto che condividevo con mio fratello (ancora prima quindi, circa vent’anni fa), dove lui è seduto sul letto e sta giocando con qualcosa. Ha circa 6/7 anni nel sogno e io dovrei averne circa 14/15. Queste età sono attinenti non solo con l’ambientazione del sogno, ma anche per il modo in cui io mi rapporto nel sogno con mio fratello bambino, ossia lo considero come un fratello minore quando si hanno 15 anni. Per capirci, lo vedo un po’ come un moccioso.
Non ricordo bene perchè sono lì in camera, credo per avvisarlo che è pronto il pranzo. Mentre ci stiamo dicendo qualcosa, suona un’armonica. Nel momento in cui suona, mio fratello me la mostra e vedo che la tiene in mano, mentre suona da sola. L’armonica è la mia attuale armonica, una Golden Melody (allora non avevo armoniche). Io dico a mio fratello una cosa come: “Lo sai che non è normale che succeda questo, vero?”. Lui dice che lo sa, e la cosa ci inquieta, ma non ci spaventa o terrorizza come dovrebbe in una situazione normale (cazzo, in una situazione normale l’armonica non suona da sola, ma ok..). E’ più una situazione da “campanellino di Santa Lucia” per capirci. Una merda di tortura mentale che dovrebbe essere positiva, come la fatina dei denti che ti si avvicina di notte mentre dormi per fare del bene, ma che in fondo ti fa cagare sotto.
L’armonica suona ancora e io ci avvicino le labbra per verificare se passa dell’aria/fiato, mentre mio fratello la tiene in mano. Non ricordo se nel sogno senta dell’aria o meno. Gli dico che, non essendo noi a suonare, ci deve essere qualcuno che la sta facendo suonare e che quel qualcuno, allora, deve fare accendere il televisore, come prova. La mia vecchia tv a tubo catodico sulla scrivania, ovviamente, si accende.
A quel punto, non chiedermi perchè, cerco di capire che morto stia comunicando con noi. Elenco i vari nomi dei nonni spiegando/pensando che azzeccando il morto giusto la tv deve accendersi (nel frattempo si è spenta), sempre come prova. A quell’epoca, stando alla logica, era morta solo una nonna su quattro. Io li elenco tutti (credo) come se fossero morti, compresa l’unica nonna che è ancora viva oggi. La tv si accende nel nominare mio nonno paterno, allora vivo e ad oggi morto. Essendo una figura positiva, non siamo particolarmente spaventati. La tv si accende e spegne più volte fino a rimanere spenta.
Mi avvicino quindi al televisore e, al muro sopra questo, è appeso uno specchio che conosco. E’ uno specchio allegro, da cucina, con il disegno raffigurante una bambina sulla parte specchiata. E’ ancora oggi nella cucina dei miei genitori dopo vari traslochi. Nel riflesso ho l’età giusta, non 15 anni, ma non ho la barba, che invece porto da qualche mese. Dapprima il mio riflesso è normale, poi lo sguardo cambia e il “me riflesso” mi guarda fisso, con la testa ferma, anche se io mi muovo. In un attimo agisce indipendentemente da me e viene in avanti urlando, io ovviamente mi sveglio.
Urlando.