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08/09/2017 – Incubo delle streghe

Questo incubo non mi ha particolarmente terrorizzato, tuttavia mi è piaciuto molto. E’ geograficamente incasinato, cosa abbastanza normale nelle mie attività oniriche.

Il sogno inzia nel soggiorno di mia nonna materna, che vive in città, anche se il mio io pensa di essere nella casa al mare dei miei suoceri. Ed è proprio con mio suocero e mia moglie che parlo, mentre mi passano dei libri. Stanno svuotando un armadietto e, conoscendo la mia passione per la lettura, mi chiedono se io sia interessato a qualche volume, con l’intento di regalarmelo. Si, i volumi mi piacciono. Ricordo solo che sono dei saggi/guide su qualcosa. Forse questa prima parte non c’entra, ma è iniziato così..
All’improvviso lo scenario cambia, mi trovo nella mia vecchia stanza da letto, con il corridoio vicino. La stanza è però più grande di quello che era in realtà, e così anche il corridoio adiacente, che sembra essere l’ampio ingresso di una villa. Effettivamente io “mi sento” come se fossi in quella che era la casa al lago dei miei nonni materni. Ci sono un sacco di parenti nella stanza con me, anche se non riesco a ricordare quali. Stiamo parlando di una strega che ci sarebbe in zona, o meglio, ne parla qualcuno, io sono scettico, non ricordo cosa dico. Ricordo però che al muro è appesa una gabbia con uno o due canarini. A un certo punto, nella stanza, si sviluppa una sorta di vento molto forte e io svengo. Mi sveglio da solo, c’è tutto per aria, sedie ribaltate e oggetti ovunque. La gabbia è vuota, non ricordo se i canarini siano morti, comunque non ssono visibili. Guardo fuori nel corridoio/ingresso e vedo tutti i corpi dei parenti distesi a terra, come se fossero morti. In mezzo c’è una figura scura, incappucciata, di spalle. Una forza mi trascina verso la porta, in direzione dei corpi, e io svengo di nuovo. (O almeno credo, ci sono questi cambi di scena improvvisi che non riuscirei a spiegarmi altrimenti.) Mi sveglio sdraiato proprio tra la camera e il corridoio, solo che adesso tutte le persone sono in piedi, in ordine sparso, dove prima erano sdraiate. Mi danno tutti le spalle e, al suo posto, c’è la figura incappucciata, anche lei ancora di spalle. Qualcosa si muove dalla zona più lontana del corridoio, un’altra figura incappucciata. Sposta le persone in piedi come se fossero sospese da terra, fluttuanti. Si avvicina e mi scavalca con una gamba, ponendosi sopra di me, che sono sempre sdraiato. Mentre si abbassa riesco a vederne il volto e mi sveglio, perchè mia moglie mi scuote, sto urlando. Quello che ricordo appena sveglio è che avesse un viso, ma non riesco proprio a metterlo a fuoco. Sono certo che fosse pallida.

04/02/2017 – Incubo di mia madre alla finestra

E’ passato quasi un anno dall’ultima volta che ho raccontato qui un mio incubo. Ed è stato abbastanza terapeutico, devo dire. Cioè, non che nel frattempo non mi sia svegliato almeno una volta alla settimana urlando, capiamoci, ma erano tutti incubi “normali”, come sognare di essere aggredito durante la notte o simile. Nulla che facesse sanguinare gli orifizi della sanità mentale. Però adesso ci risiamo.

Sono seduto sul letto con mia moglie, non ricordo bene se a parlare, credo di si. La luce nella camera è accesa e il letto è fatto, c’è una trapunta colorata che utilizzavo da bambino/adolescente (che in realtà sarebbe singola, ma nel sogno è matrimoniale). Fuori c’è quasi buio, è sera. La casa, che nel sogno è la mia, nella realtà sarebbe quella di mio zio, in cui io non ho mai abitato. La camera da letto si affaccia sul balcone, come le due camere adiacenti. A un certo punto mia moglie ha un sussulto e poi dice, guardando la finestra: “ah, è tua mamma”, come se fosse la cosa più normale del mondo. Peccato che sul balcone non può esserci arrivata in nessun modo, perchè siamo al primo piano e il balcone non ha collegamenti con il piano terra. Mi giro e la vedo per un secondo, prima che si sposti. Noto che ha un colorito strano, sul grigio. Vado alla portafinestra e, guardando oltre il vetro e le inferiate, la vedo che è nella stessa posizione di prima, ma posta davanti alla portafinestra della camera a fianco. Busso sul vetro per farla tornare, e lei torna. A questo punto la vedo bene, la pelle è tendente al bianco/grigio, così come i capelli (che nella realtà non lo sono), è sospesa da terra, ed è così che si è mossa, senza camminare. Il volto dimostra una decina d’anni in più del dovuto e guarda nella stanza con lo sguardo fisso, ma non fisso su qualcosa o su di me, fisso nel vuoto, senza vedermi. A questo punto urlo qualcosa, una frase, forse una domanda, ed è così che mi sveglia mia moglie. Non ricordo cosa stessi dicendo/urlando. Peccato.