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“Cattive acque” di Todd Haynes

Erano sette mesi che non andavo al cinema. L’ultimo film che ho visto in sala, e del quale ti ho parlato, è stato Knives Out a dicembre 2019. Sto ancora cercando di capire se abbia colpito più duro la pandemia o il costante aumento di prezzo dei biglietti. Ho visto Cattive acque (Dark Waters), di Todd Haynes, in un cinema all’aperto, con un freddo da sconfiggere una batteria di Imodium e a fianco una vecchia (il dispregiativo è voluto) che ha cercato di saltarmi alla giugulare perché pensava le stessi rubando il posto (scoprendo poi che aveva confuso la fila G con la H).

Cattive acque è un film quasi documentaristico, del tutto dimenticabile dal punto di vista cinematografico. Il suo pregio è la storia, vera, che riporta a galla una vicenda di qualche anno fa e che ha coinvolto una gigante società di produzione di prodotti chimici, la DuPont (titolare di moltissimi brevetti, tra i quali Nylon, Neoprene e Teflon). Vorrei essere chiaro: la DuPont ha deliberatamente ucciso moltissime persone in nome del profitto e ha contaminato il 99% delle specie viventi con le sostanze chimiche PFAS. Al momento, ovviamente, è operativa. Questo è il mondo in cui viviamo.

Il film racconta la storia di Robert Bilott, l’avvocato che ha scoperchiato il vaso di Pandora. Assunto da un povero contadino della Virginia, Bilott ha scoperto come nella zona dove la DuPont sversava i rifiuti derivati dalla produzione del Teflon si verificassero fenomeni, direi, di ogni tipo. Tumori, deformazioni, animali morti (il contadino ha perso 190 vacche) e disfunzioni varie. La battaglia è durata un ventennio, dalla metà degli anni ’90 in poi. Bilott ha organizzato la più grande raccolta di analisi del sangue della storia (non è un modo di dire), circa 70 mila persone hanno partecipato ai prelievi. Il risultato è stato schiacciante, la DuPont stava deliberatatmente avvelenando terreni e esseri viventi. I suoi stessi dipendenti, a fronte di grossi benefici economici, erano già da decenni vittime di varie problematiche, spesso mortali.

Questo è, a grandi linee, il riassunto di una vicenda molto articolata che rappresenta solo uno dei tanti casi in cui l’economia ha avuto il sopravvento sulla salute delle persone, con la complicità silenziosa del Governo (in questo caso quello degli Stati Uniti, ma…). La DuPont ha risolto il problema con 671 milioni di dollari di indenizzo alle vittime.
E continua a lavorare.

Mi fa piacere saperne qualcosa di più. Ora quando sentirò parlare di Teflon saprò cosa c’è dietro, mi ricorderò degli PFOA che hanno causato carcinomi renali, patologie tiroidee, carcinomi testicolari e coliti ulcerose. Peraltro anche io ho la colite ulcerosa, una malattia presente solo nei paesi industrializzati.
La verità è che non posso scrivere quello che penso, non credo sarebbe legale. Potrei scherzare e dirti che avrei voluto che Mark Ruffalo si fosse trasformato in Hulk facendo giustizia a modo suo, ma sarebbe ancora molto lontano da quello che io riterrei vera giustizia.

Questo è il mondo in cui viviamo.

P.S. Se desideri approfondire, ho letto un bell’articolo su Cinematographe.it, che spiega bene tutti i dettagli (storia vera/film). Te lo consiglio.