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“Questioni di culo – Guida ragionata all’uso di un vecchio tabù nel linguaggio figurato” di Samuel Ghelli

Va detto subito che questo libro ha una copertina geniale. #🍑, aggiungerei. Ok, un po’ di storia recente, così ci capiamo… L’emoji della pesca utilizzata da Apple aveva una forma vagamente “chiappesca”, tanto da farla diventare il simbolo dei glutei nella maggior parte dei social. Non ci credi? Prova a digitare #🍑 su Instagram. Ti uscirà una collezione di terga femminili, facilmente accompagante da qualche frase filosfica (del tipo «Guardate che bel culo che ho, però sono una persona profonda»). Successivamente Apple ha aggiornato i suoi sistemi e la pesca è stata vagamente albicocchizzata, perdendo la propria ambiguità. È scoppiata la rivoluzione online – tutti rivolevano la pesca osé – e Apple è tornata sui suoi passi. La copertina di Questioni di culo, di Samuel Ghelli, richiama volutamente il nuovo “frutto proibito”. Geniale, appunto.

hashtag pesca

Cos’è, dunque, Questioni di culo? È un enciclopedico riassunto, diviso per 35 aree tematiche, di tutti i modi di dire che hanno a che fare con una delle “parolacce” più utilizzate dagli italiani (tanto che ormai, pensare a culo come a una parolaccia, suona quasi anacronistico). È un libro divertente, molto, ma non stupido, e qui sta la sua intelligenza. L’ironia e il sarcasmo, con i quali Ghelli (professore di Italian Studies presso la City University of New York) spiega da dove derivino i vari costrutti, nulla tolgono alla precisione delle spiegazioni stesse, che spesso affondano le radici nella storia della nostra lingua e dei nostri autori più noti (uno tra tutti, Dante).

Tu avevi idea di quante locuzioni contengano la parola culo? Io no, ma sono tantissime. Potrei citartene decine tra quelle più note (lo stesso vaffanculo, il non muovere il culo o il conosciutissimo culo e camicia), ma lo cosa per me più interessante è stata scoprire quei modi di dire che non conoscevo, vuoi perché un po’ datati o perché specifici di aree geografiche diverse dalla mia. Fare il callo al culo come le bertucce. Ritornare il peto in culo. Avere il culo cotto nei ceci rossi. E via dicendo…

Ti avviso, però, devi accettare di mettere temporaneamente da parte il politically correct. Che la maggior parte dei detti culiani abbia un qualche legame con le pratiche sessuali (volute, non volute, desiderate, temute…) è un dato di fatto che non si può negare. È così e basta. Lo stesso vaffanculo, a guardare bene, di politically correct non ha proprio nulla. Ecco, ti ho avvisato. Forse, se sei un purista del perbenismo, potresti trovare alcune molte parti del testo “fastidiose” (per dirne una: l’area tematica legata all’omosessualità). Per me non è stato così, perché non è rinnegando il passato che si cambia il futuro. Ma qui il discorso si farebbe troppo ampio e io adesso… ho le formiche al culo.

Ho letto Questioni di culo seguendo il suggerimento dell’autore nell’introduzione: mi sono mosso in ordine sparso, secondo curiosità. In realtà, l’ho anche alternato ad altri libri che sto leggendo. Funziona, è un ottimo passatempo letterario da infilare quando hai solo cinque minuti liberi. Mi ha divertito? Sì. Potrebbe essere un buon regalo, invece della solita bottiglia di vino, per non presentarsi a una cena a mani vuote. Certo, chi ti ospita dovrebbe essere un esperto di… libri, ovvio.

Copia ricevuta in omaggio da Gingko Edizioni.