“Boyhood” di Richard Linklater

Finalmente vado al cinema e vedo qualcosa di diverso. Si, lo so che ci sono sale in cui vengono trasmessi film di nicchia e che qualcosa di diverso si può vedere sempre. Ma io mi riferisco alla multisala, alla scatola per sardine ignoranti. Io, cazzo, voglio che la brutta razza umana venga cresciuta attraverso i mezzi di distribuzione di massa. Voglio che un branco di rincoglioniti da stadio possa per errore trovarsi a vedere, in un luogo classicamente mainstream, qualcosa che possa risvegliare i cervelli imputriditi e lobotomizzati da anni di puttanate appositamente studiate per convogliare le greggi. Che sogno eh?

Boyhood è vicino al cinema sperimentale. Un film girato in 12 anni (2002-2013) per consentire un invecchiamento naturale degli attori, seguendo principalmente la crescita di un ragazzino dagli 8 ai 20 anni (età in cui “esce dal nido”). Come sempre per la trama c’è wikipedia (si può leggere tranquillamente, non rivela il finale).
Sei talmente abituato a vedere attori invecchiati artificialmente che, al primo momento, non ti è ben chiaro cos’è ti stia dando un pugno nello stomaco mentre guardi il film. Te lo dico io: è il TEMPO. Si, quello che passa. Linklater ha effettuato le riprese a intervalli di un anno e la naturalezza di questo fluire costante è realmente destabilizzante.

boyhood ellar coltrane

Trailerozzo in italiano:

La storia narrata è unicamente un percorso di crescita, non presenta una trama particolare o eventi “interessanti” al di fuori della quotidianità. Ed è questo il suo punto di forza. Potrebbe essere la vita di chiunque, la tua o la mia, fotografata in un arco di 12 anni. La prima cosa che ho pensato dopo aver visto i protagonisti invecchiare, dopo aver visto i consueti e abituali passaggi dalla vita di bambino alla vita adulta, è stata: cazzo devo fare qualcosa della mia vita!

boyhood ethan hawke patricia arquette

Cerchiamo ci capirci però io e te, se no rischio di farti pensare che il film sia un drammone serio e deprimente. Sbagliato. Il tutto è raccontato con naturalezza, in allegria e tristezza così come si presentano le emozioni nel corso degli eventi, normalmente. Credo che chiunque possa vederlo con un approccio diverso, a seconda del modo di vedere la vita. Io ho un approccio negativo nei confronti del passaggio del tempo e della vita lasciata fluire così com’è, e di conseguenza colgo la sfumatura meno positiva. Si, mi hai beccato. Sono uno di quelli che non ha mai capito “le piccole gioie delle vita”. E no, non sono un maniaco suicida o un depresso ambulante, quelli non servono a un cazzo, dovrebbero coerentemente uccidersi invece di blablabla tutto il tempo. Penso però che nella vita bisognerebbe dedicarsi a qualcosa di vero, che ci faccia crescere come specie. Perchè a dormire mangiare cacare e scopare sono capaci tutti e questo non ci distingue dalle formiche che, anzi, lo fanno meglio. Credo anche che dove non ci sia arte non ci sia nulla di salvabile. Credo che tu possa diventare il “venditore di scarpe” più famoso, ricco e grande del pianeta, ma che se questo ti rende soddisfatto della tua vita sei inutile e stupido (e quindi anche felice e fortunato), velocemente sostituibile dopo 1 secondo dalla tua morte. Ok, scusa, la digressione (anzi scusa un cazzo!), ma questo film è davvero lo specchio di chi lo guarda e, se non capisci come lo vedo io, interpreti male ciò che ti dico. Cosa che, peraltro, farai lo stesso.

Devo anche dirti che ne consiglio la visione?

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