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“Tarzan delle scimmie” di Edgar Rice Burroughs

In totale ignoranza ero convinto che il buon Burroughs avesse scritto un solo romanzo sul personaggio di Tarzan, ma approfondendo la questione mi son dovuto presto ricredere. I romanzi su Tarzan sono 24, di cui 16 tradotti in italiano (wiki). Tarzan dell scimmie è il primo libro della serie (scritta tra il 1912 e il 1947, più un paio di opere postume) e anche il più rappresentato cinematograficamente. A proposito, non ho ancora visto il Tarzan appena uscito al cinema, lo guarderò, anche se per me Tarzan rimane sempre Christopher Lambert in Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie.

Detto questo, sono rimasto notevolmente stupito: Tarzan mi è piaciuto moltissimo. Cioè, non che mi aspettassi un brutto libro, ci mancherebbe, ma non immaginavo certo mi avrebbe coinvolto e conquistato così tanto, pensavo giusto a un passatempo. Invece, tolti gli adeguati filtri dovuti al periodo di scrittura (soprattutto alle incongruenze scentifiche), Tarzan parla della vera natura umana, quella che si sviluppa con la crescita nella giungla del protagonista. Un esempio per tutti: Tarzan quando ha bisogno uccide. Senza rabbia o rimpianto, uccide come farebbe un leone o una tigre, senza che ci sia nulla di male in questo, senza cattiveria. Dal leone alla scimmia, passando per i negri* cannibali del villaggio vicino. (*Perdona il termine non politically correct, ma così si chiamano nel libro. E poi tra negri, neri, di colore, afroamericani o altro, non so più quale è il termine corretto di quest’anno, che tanto non sarà corretto l’anno prossimo, perchè l’uomo “civile” risolve i problemi del nostro tempo con la terminologia).

Spoilero. Il finale è peraltro estremamente amaro. Tarzan dopo un breve periodo nella civiltà (molto breve a livello di pagine) capisce che non è nel suo regno. Non solo: Jane, condizionata dalle promesse di matrimonio e dalle convenzioni sociali, ti appare come una creatura inferiore al “dio silvano” (così lei definisce Tarzan). Tarzan è disposto a cambiare la sua vita per l’amore di una donna, la donna vorrebbe ma non se la sente, si inventa delle motivazioni che giustifichino la sua rinuncia a Tarzan, e alla fine questo renderà scontenti tutti. E’ una perfetta metafora di quello che accade ogni giorno nel nostro mondo. Tarzan si finge stupido, si finge scimmia, per poter creare un minimo di armonia nella “civiltà” che si lascia alle spalle.

Curiosità: ci sono alcune parti scientificamente impossibili (o almeno credo). Tarzan con un abbecedario impara da solo a leggere e scrivere. Quando arrivano persone dall’esterno lui comunica scrivendo. Il problema è che non conosce solo le parole associate a determinate immagini (come se fossero ideogrammi), ma è in grado di comporne e leggerne di nuove, senza saper parlare.
Oltre a questo le scimmie sono talvolta soggette ad attacchi d’ira, più vicini all’uomo che all’animale.
Ovviamente quindi, bisogna attivare la sospensione dell’incredulità, altrimenti difficilmente un bambino sarebbe sopravvissuto nella giungla tra pantere e serpenti fino a diventare uomo..

Questo Tarzan delle scimmie, acquistato solo perchè costava 2 euro ed era insieme ad altri libri scelti invece con cura, si è rivelato indubbiamente una delle migliori sorprese del mio anno di letture.