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“O la borsa o la vita” di Vicki Robin e Joe Dominguez

Non sto leggendo molto, lo so. Sorvoliamo un attimo su questa situazione e dedichiamoci subito a O la borsa o la vita di Vicki Robin e Joe Dominguez. Questo è un libro molto famoso, pubblicato la prima volta circa 25 anni fa e ritenuto tra i capisaldi del movimento F.I.R.E. (Financial Independence, Retire Early – Indipendenza Finanziaria, Pensionamento Anticipato). Un libro che è spesso citato da blogger, youtuber e esperti di pianificazione finanziaria, un vero e proprio must read.

Ti dirò, sono molto combattuto a riguardo. Non so bene come affrontare l’argomento. Devo scindere quella che è la mia esperienza personale con quella di molte altre persone, tante delle quali ho anche intorno nella vita di tutti i giorni. Sarò tranchant: questo è stato per me un libro inutile. Il focus della mia “sentenza” deve essere, però, posto sul per me, non sull’inutile. Non devo rischiare di cadere nella trappola – nel bias, per essere più tecnici – del “siccome per me è ovvio, allora anche per gli altri deve esserlo”, perché, a tutti gli effetti, così non è.

Mi spiego e sarò sintetico. Questo libro mi vuole insegnare ad essere come io già sono. Il pensiero che più mi ha attraversato la testa mentre leggevo è stato spesso un – altrettanto tecnico – “grazie al cazzo”. Soluzioni, trucchi, stratagemmi finanziari lapalissiani… Ma per tutti o solo per me? Inizio a temere che la verità non sia così ovvia. Chiaro, è un libro scritto per americani che, come ormai sappiamo, sono abituati fin dalla nascita a vivere al di sopra delle proprie possibilità, con un sistema che incentiva l’indebitamento costante, le carte di credito, la rateizzazione, le spese mensili su tutto. Un sistema così diverso dal nostro? Forse una volta, oggi meno.

Ti farò un esempio pratico (che invento, ma calza benissimo ed è in linea). Hai un debito da 100.000 dollari. Ti serve una macchina. Invece di comprarne una da 60.000 dollari, comprane una da 20.000 e con i 40.000 di differenza abbatti il debito più in fretta, diminuendo anche gli interessi sul debito stesso.
Eccoci: grazie al…

Però, però, però. Però poi mi guardo intorno.
E, premetto, non sono circondato da miliardari. Non da poveracci, ma nemmeno da Musk e Bezos, insomma. C’è quell’amico che deve fare un po’ di conti, ma ha comunque l’abbonamento a sei servizi di streaming a pagamento. Quell’altro che ha un auto che vale 50 dei suoi stipendi mensili. Quello che “si vive una volta sola” e con questa psicologia non sta assicurando un futuro per i suoi figli. Aperitivi, cene, vacanze, microspese di ogni genere. Poi, quando tu parli di investimenti, di allocare il denaro in modo che il denaro lavori (far lavorare il denaro per te, dicesi) per migliorare costantemente il tuo stile di vita (magari con un pensionamento anticipato) quegli stessi amici ti guardano con quello sguardo alla “eh va bè perché tu c’hai i soldi”.
E no, un momento, col cazzo.
Spendi 500 euro all’anno per guardare la TV (io ho un singolo servizio di streaming da 6 euro al mese). Sono 5000 euro, in dieci anni, e ho preso solo suna voce delle tue uscite. Hai un auto che pagherai in quattro anni della tua vita, nei quali lavorerai SOLO ED ESCLUSIVAMENTE per pagare l’intero importo. La mia auto ha 13 anni e, da nuova, costava un sesto della tua.
Capisci, a quel punto, che dovresti sfanculare tutti, prima che si verifichi l’evento futuro tanto caro al movimento F.I.R.E.

Già, perché il mio obiettivo è smettere di lavorare e vivere solo facendo quello che mi piace, e non lo vedo come un obiettivo a lunghissimo termine. Non domani, certo, ma nemmeno a settant’anni. E quando lo dichiari… ecco che rispunta quello sguardo tipo “eh, chissà che capitale e che fortuna avrai avuto per poter avere un obiettivo così”. Le persone dimenticano, non calcolano. Specie quando ricordare e calcolare significa anche fare dei sacrifici e seguire un percorso che richieda una certa forza di volontà. La verità è che le persone giustificano la propria mancanza di determinazione cercando una scusante esterna.

Ma sto divagando, però, anche se in senso lato, è anche di questo che si parla in O la borsa o la vita. Si parla di quali siano le linee da seguire per raggiungere l’obiettivo di cominciare a vivere davvero, e non solo di essere una rotella nell’ingranaggio del lavoro per tutta l’esistenza… una rotella lubrificata da una serie di benefit inconsistenti che ti ammanettano a loro stessi, alla macchina che stai pagando.

Va bene, mi fermo.

Nel libro si parla anche di qualcosa che apprezzo molto e che già conoscevo. Il concetto di trasformazione da denaro a energia vitale, i famosi quattro anni che utilizzi per pagare la macchina. Cioè la costante trasparenza di pensiero che ti fa capire che quello che paghi non viene pagato in denaro ma in tempo, il tempo che impieghi a guadagnare il denaro necessario. Detto in altro modo: il valore reale che dai alla tua vita. Detto ancora più semplice: se quattro anni della tua vita valgono un automobile, la tua vita vale molto poco.

Niente di nuovo quindi. Un libro inutile, per me.

Libri che ho letto per accrescere le competenze finanziarie e/o personali:
Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie (1936)
Padre ricco padre povero di Robert T. Kiyosaki (1997)
Giocati dal caso di Nassim Nicholas Taleb (2001)
Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman (2011)
Capire l’economia for dummies di Roberto Fini (2014)
Il metodo Warren Buffett di Robert G. Hagstrom (1994 aggiornato 2014)
Soldi. Domina il gioco di Anthony Robbins (2015)
Il piccolo libro dell’investimento di John C. Bogle (2017)
Volere troppo e ottenerlo di Chris Voss (2017)
Diventare milionario con uno stipendio normale di Andrew Hallam (2018)
O la borsa o la vita di Vicki Robin e Joe Dominguez (2018, aggiornata)
Investire for dummies di Massimo Intropido (2020)
La psicologia dei soldi di Morgan Housel (2020)
L’economista sul tapis roulant di Luciano Canova (2023)
Investire senza trappole di Costantino Forgione (2023)
Sei già ricco ma non lo sai di Riccardo Spada (2024)
Investire senza dubbi di Riccardo Spada (2025)